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Qui sotto, gli abstracts degli interventi presentati in occasione del Secondo Seminario CUP, tenutosi a Firenze il 13 dicembre 2019.

 

Marzia D’Angelo – Una nuova opera teologica di Filodemo nel PHerc. 89/1301/1383 ricongiunto

Il PHerc. 89/1383 è un rotolo della collezione ercolanese che, nel corso dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., si fratturò all’incirca a metà della sua altezza. La parte superiore e quella inferiore furono ritrovate e aperte nel corso dell’Ottocento in maniera distinta, pertanto sono catalogate sotto due diversi numeri di inventario: il PHerc. 89 conserva la parte superiore, il PHerc. 1383 quella inferiore. Il ricongiungimento delle due parti è stato proposto per la prima volta da Gianluca Del Mastro nel 2017. Recentemente, nel corso delle mie ricerche sul rotolo, ho potuto rintracciare le porzioni più esterne (scorze) della parte inferiore in un terzo numero di inventario, il PHerc. 1301. Esso contiene 24 scorze inedite conservate in due cornici, aperte nel 1869 tramite sollevamento.

L’attribuzione del PHerc. 1301 al PHerc. 89/1383 è confortata da dati paleografici, bibliologici e contenutistici. I papiri sono vergati dalla stessa mano e presentano una morfologia simile: in particolare, nelle scorze del PHerc. 1301 si osserva lo stesso danno solidale, corrispondente a una piegatura in forma triangolare, che si ripete in tutte le volute della parte inferiore del rotolo.

Il rotolo così ricongiunto trasmette una nuova opera teologica di Filodemo di Gadara, il cui titolo è conservato solo parzialmente. I tre papiri in cui il trattato sopravvive sono inediti e non sono mai stati oggetto di uno studio sistematico a causa del loro cattivo stato di conservazione e del grave disordine stratigrafico che li caratterizza. Per queste ragioni, la lettura autoptica al microscopio e la ricostruzione bibliologica del volumen si configurano come operazioni necessarie in vista di un’edizione complessiva dell’opera. In particolare, il ripristino virtuale di sovrapposti e sottoposti in una maquette digitale del volumen offre un notevole contributo al recupero di molte colonne del trattato, che rivela importanti punti di contatto con le altre opere sugli dèi della biblioteca ercolanese.

 

Mariacristina Fimiani – Riflessioni sulle parti iniziali del IV libro della Retorica filodemea

Una delle acquisizioni più importanti della papirologia ercolanese più recente è l’importanza di ricollegare le “scorze” con i “midolli”. Questi ultimi sono le parti finali dei rotoli originari, quelle interne, meglio e più estesamente conservate, su cui sin dal ‘700 si è concentrata l’attenzione degli studiosi; le scorze, invece, sono le parti iniziali, più esterne, quelle che durante lo svolgimento dei rotoli carbonizzati si sono staccate con maggiore difficoltà e in pezzi più piccoli, di conseguenza ritenuti meno interessanti.

All’epoca dello svolgimento midolli e scorze furono catalogati sotto numeri di inventario diversi, facendo sì che col tempo si perdesse cognizione della loro comune appartenenza ad un medesimo rotolo originario. Negli ultimi decenni si è compreso che non è più possibile concentrarsi sui soli midolli, ma che bisogna innanzitutto individuare i pezzi che vi si ricollegano, e poi ricollocarli, virtualmente, all’interno del volumen. Così, con una visione più completa, è possibile meglio comprendere e approfondire le questioni discusse, molto spesso ciclicamente riprese nel corso della trattazione di un dato argomento.

È in quest’ottica che ho esplorato il PHerc. 241, una parte iniziale del PHerc. 1673/1007, il rotolo contenente una redazione non definitiva dell’intero IV libro della Retorica di Filodemo di Gadara.

Il papiro, molto malridotto, non è stato mai studiato prima, ed è per questo che nel corso del mio intervento ho inteso mostrare qualche risultato di particolare interesse ricavato dalla lettura del testo.

 

Lorenzo Sardone – Copisti antichi tra rotoli e codici demostenici

Un rinnovato esame di alcuni testimoni demostenici rivela interessanti novità paleografiche, bibliologiche e codicologiche. Si sono presi in esame: PSI XIV 1395, frammento di codice papiraceo (cm 7,8 x 9,5), che riporta i §§ 27-28, 35-40 dell’orazione Sulla Corona; PSI Congr.XVII 13, frammento di rotolo (cm 6,2 x 14,8), su cui si leggono i §§ 251-254 dell’orazione Sulla Corrotta Ambasceria; P.Oxy. LXVII 4569, un «single-quire codex» papiraceo, riedito a seguito del ricongiungimento dei frammenti oxoniensi con P.Lond.Lit. 126, che riporta i §§ 1-7, 9-13, 208-222, 309-310, 314-315 dell’orazione Sulla Corrotta Ambasceria. La provenienza da Ossirinco, certa per due testimoni, rimane probabile per PSI Congr.XVII 13. I tre libri sembrano essere stati scritti dalla medesima mano, che impiega una maiuscola libraria dal ductus agile, riferibile al III sec. d.C. Tale identificazione, se corretta, può avere implicazioni interessanti: nell’area dell’Ossirinchite, nel III secolo d.C., un medesimo scriba ha fatto uso di supporti librari diversi. Questo rappresenta una riprova della lunga coesistenza del rotolo con il codice, prima che quest’ultimo prendesse il sopravvento. L’analisi proposta è completata dal riesame di un quarto reperto: la mano descritta per i tre papiri demostenici potrebbe essere la medesima che ha copiato PSI XIV 1382, un frammento di rotolo che riporta sul recto i versi 415-428 del XVI libro dell’Odissea . Se il confronto è corretto, lo scriba – non presente tra quelli già identificati da Johnson – oltre a usare supporti differenti, sarebbe responsabile della copia di diversi autori classici.